Come sono cambiati i dammusi

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In un periodo storico in cui la realizzazione di strutture totalmente ecologiche è diventato quasi un imperativo morale, non possiamo non guardare al passato e ai grandi esempi di architettura arrivati fino ad oggi. La struttura principale di un dammuso prevedeva una cellula base a forma di parallelepipedo compatto chiuso da spesse mura di pietra lavica posizionate a secco, oltre che da soffitti a volta e tetti a cupola. A tale cellula erano aggregate, con sviluppo a grappolo o in linea, altri ambienti di servizio, privilegiando l’esposizione a sud di quelli in cui si svolgeva prevalentemente la vita quotidiana. In tal modo si assicurava durante l’anno un controllo microclimatico del volume interno, favorito dalla presenza di piccole aperture, per lo più ad arco (le più estese delle quali rivolte a sud) così da garantire una sufficiente illuminazione interna nei locali principali. Inoltre la loro collocazione ad un’altezza media di circa 180 cm agevolavano il raffrescamento naturale interno.

I muri esterni raggiungevano spessori imponenti, fino a 2 metri, ed erano composti da 2 file di pietre grezze, disposte di taglio, con un’intercapedine riempita da pietrame. Si otteneva dunque una struttura non perfettamente a piombo, con le pareti perimetrali leggermente inclinate verso l’interno, totalmente insensibili al caldo, al freddo e ai rumori. Ognuna delle stanze componenti il dammuso prevedeva una cupola, nascosta all’interno da una volta (tipicamente a botte, a crociera o a padiglione), costruita con pietre squadrate, messe in opera di taglio, con interspazi riempiti da terra miscelata a pietrisco. Con l’avvento della calce vi fù un’evoluzione del metodo costruttivo originario, in quanto quest’ultima, miscelata a terra e tufo, garantiva una maggiore consistenza della copertura e adeguata protezione dalle intemperie, impermeabilità all’acqua e traspirazione del vapore interno; la calce bianca di rivestimento, inoltre, riflettendo i raggi solari, evitava il surriscaldamento interno. La cupola, oltre ad assicurare l’accumulo dell’aria calda interna a ridosso della volta, generava, per la sua particolare conformazione, una canaletta perimetrale in corrispondenza del nodo strutturale con le pareti esterne, in grado di raccogliere le acque piovane per farle confluire, attraverso i pluviali, nelle cisterne interrate. Terra e calce vennero utilizzati anche nelle intercapedini delle murature. L’introduzione della pietra tagliata di forma rettangolare consentì infine una notevole riduzione dello spessore complessivo delle murature, fino ad un massimo di 80 cm, e senza più la necessità di prevedere 2 file parallele di pietrame per garantire maggiore stabilità.

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A sinistra si notino le cupole dei dammusi, con terra e tufo, ma ancora prive della calce di rivestimento

Oggi, per ragioni speculative o miranti a maggiore economicità, è stata in parte modificata l’originaria tecnica costruttiva di tali edifici, facendo largo uso di blocchi di cemento forati per i muri perimetrali, riducendo drasticamente gli spessori e prevedendo coperture con struttura in cemento armato, privando parzialmente tali edifici del loro originario carattere ecologico e del tutto basato sui principi della bioarchitettura. Pur non essendovi apparentemente molte differenze dal punto di vista estetico, in realtà le condizioni termo igrometriche e il benessere interno appaiono chiaramente differenti, a causa di materiali scadenti che non garantiscono più un’ottimale inerzia termica e l’assenza di ponti termici e muffe. Potendo trarre ispirazione, per la nuova architettura bioecologica, dagli antichi insediamenti, sarebbe necessario apprendere fino in fondo le originarie metodologie costruttive, per poi adattarle alle potenzialità offerte dalle moderne tecniche, evitando invece di concentrarsi esclusivamente sull’apparente somiglianza estetica, privando però l’edilizia contemporanea di qualità e contenuti.

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Interessante dettaglio costruttivo di un dammuso contemporaneo, con tamponatura interna in laterizio, doppio strato di blocchi in pietra regolare e rivestimento con pietra grezza

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Dettaglio della casseratura in legno di una volta a padiglione

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Dettaglio di un serramento

About the Author: Giovanni Tona

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